Potenza del decoder: ora si possono vedere canali prima neanche immaginati.
Ieri sera capito su un canale che manda in onda un servizio sulla condizione della donna negli anni ‘60/’70. Forse più ’60 che ’70. Siamo in Sicilia e viene intervistata una donna di un’età imprecisata.
Fa la ollatrice. La che? La orlatrice, si capisce al terzo tentativo per via di quella “r” tipicamente sicula.
Sposata a 17 anni, la signora ha avuto 11 figli poi, con nonchalance, ci aggiunge pure 14 aborti… vivaddio!
La figlia ha seguito le sue orme: sposata a 17 anni con la “fuitina”, ha però sposato pure le tesi delle femministe allora in sboccio. Dopo avere avuto un paio di figli, decide di prendere la pillola.
Comune a tutte e due le donne il fatto di avere il marito seduto alle loro spalle: si sa, chi sta dietro può controllare meglio!
L’intervista a lui mi fa friggere, ma resisto per capire un’epoca che, fortunatamente, è morta e sepolta. In pratica l’unico compito della donna è fare e crescere i figli. Attività, questa, che occupa tutta la durata del matrimonio. Riguardo il lavoro, certo che la donna può lavorare, dice lui, ma dentro. Dentro cosa? Dentro casa, è ovvio! Riguardo le corna, poi, per ovvi motivi di onore… conosciamo tutti il seguito.
Alla fine del servizio, si torna alla madre. Le chiedono se è contenta di aver avuto tutti quei figli e lei, con un bel faccione tondo e simpatico, abbassa lo sguardo un secondo e risponde: “No”.
Ma come no? Mi si infrange l’illusione che le donne dell’epoca fossero almeno contente della loro vita. Si sa, passavano dalla tutela del padre a quella del marito, ma la società era così e ci si rassegnava.
Ora mi spiego perché i rapporti duravano una vita: l’uomo aveva un raggio di azione di 360°, servito e riverito da una moglie che non aveva voce in capitolo su niente che non fosse la spesa. Esistevano circoli esclusivi per uomini in cui entravano solo “signorine” compiacenti. La donna viveva in una specie di gabbia, a volte anche dorata, in cui il sole nasceva e tramontava con il marito.
E oggi gli uomini hanno il coraggio di frignare che si sentono confusi, minacciati dal nuovo tipo di donna? Si lamentano perché noi donne siamo aggressive, solo perché pretendiamo il rispetto dei nostri spazi e dei nostri tempi? Perché rispondiamo alle corna con le corna, o con un calcio nel sedere (a scelta)? Perché non aspettiamo che si degnino di regalarci un fiore, ma ci compriamo da sole un intero giardino?
Certo, neanche a me piacciono le donne che scimmiottano l’uomo e ne diventano una versione volgare e caricaturale. Credo che si possa essere autonome e femminili allo stesso tempo. Forti di carattere, ma gentili nei modi. Determinate a centrare i propri obiettivi, ma disponibili ai bisogni altrui.
Oddio … mi sa che ho fatto l’identikit del mio uomo ideale!
